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Storia · Marocco · Cultura

Una storia del sigaro in Marocco, da Algeciras a oggi

Dalla casa CIGARA, pubblicato il

Illustrazione stilizzata in tratto dorato di un minareto al tramonto, una voluta di fumo di sigaro che sale nel cielo

La storia del sigaro in Marocco non comincia né in un campo di tabacco né in una sala fumatori: comincia in una sala di conferenza diplomatica, in Andalusia. E passa, mezzo secolo più tardi, per il più celebre fumatore di sigari del XX secolo, cavalletto piantato di fronte alla Koutoubia. Ecco centovent’anni di storia: quella di un monopolio, di qualche grande albergo e di una passione che non ha mai smesso di trasmettersi.

1906-1910: un monopolio nato ad Algeciras

Quando le potenze europee si spartiscono l’influenza sull’Impero sceriffiano alla conferenza di Algeciras, nel 1906, il tabacco è sul tavolo dei negoziati. L’Atto che ne risulta organizza la messa in concessione del commercio dei tabacchi; e nel 1910 l’aggiudicazione attribuisce il monopolio di fabbricazione e di vendita a una società concessionaria creata per l’occasione, la Société internationale de régie cointéressée des tabacs au Maroc, sostenuta dall’alta banca parigina. Il principio che governerà il mercato marocchino per un secolo è posto: il tabacco vi sarà affare di Stato e di concessione, mai di libero commercio.

Il sigaro, in questo paesaggio, resta allora un prodotto d’importazione di nicchia. Il paese fuma altrimenti (tabacco da fiuto, sebsi), e l’avana appartiene ai salotti europei di Tangeri, città internazionale dove tutto si negozia e tutto transita.

Gli anni dei grandi alberghi: quando il protettorato fuma l’avana

È il periodo tra le due guerre a installare il sigaro nella scenografia marocchina. La Mamounia apre a Marrakech nel 1923 e diventa quasi immediatamente lo scalo invernale di una clientela internazionale (aristocratici, industriali, scrittori) che porta con sé i suoi bauli, i suoi rituali e le sue scatole di avana. I casinò, i circoli d’affari di Casablanca e i grandi alberghi fanno il resto: il sigaro diventa l’accessorio delle serate del protettorato.

Nel frattempo, Tangeri vive una storia parallela. Città internazionale dal 1923 al 1956, amministrata dalle potenze straniere, sfugge in larga parte al regime del monopolio: il tabacco vi circola come le valute, liberamente. Gli avana si comprano nelle tabaccherie del boulevard Pasteur, si fumano nei caffè letterari e nei bar d’albergo dove si incrociano diplomatici, contrabbandieri gentiluomini e scrittori dell’Interzona, Bowles e i suoi visitatori in testa. Il Marocco ha conosciuto così, per tre decenni, due regimi del sigaro contemporaneamente: la concessione ovunque, la zona franca a Tangeri. Qualcosa di quell’epoca aleggia ancora nei salotti tangerini di oggi.

Un habitué li supera tutti. Winston Churchill scopre Marrakech nel 1935 e ne fa il suo rifugio invernale: vi tornerà per tutta la vita, pennelli e sigari negli stessi bagagli, dipingendo la città ocra dalle terrazze; l’International Churchill Society documenta la sua fedeltà a La Mamounia, dove soggiorna e dipinge in numerose occasioni.

Gennaio 1943: il sigaro più celebre della storia del Marocco

Dal 14 al 24 gennaio 1943, in piena guerra mondiale, Roosevelt e Churchill si ritrovano in segreto ad Anfa, sulle alture di Casablanca, per la conferenza detta di Casablanca, quella che fissa la strategia alleata e la dottrina della resa senza condizioni. In tutte le fotografie di Anfa il sigaro di Churchill è lì, presente quanto le carte di stato maggiore.

Finita la conferenza, Churchill si rifiuta di lasciar ripartire Roosevelt senza mostrargli la sua città del cuore. «Non potete fare tutto questo viaggio in Africa del Nord senza vedere Marrakech: devo essere con voi quando vedrete il sole tramontare sull’Atlante», gli avrebbe detto secondo il suo entourage. I due uomini fanno dunque rotta verso sud e si installano alla Villa Taylor, nel palmeto diplomatico della città; il presidente, immobilizzato dalla polio, viene issato fino alla torre della villa per il famoso tramonto. L’indomani, ripartito Roosevelt, il Primo ministro piazza il suo cavalletto nello stesso punto e dipinge la torre della Koutoubia, l’unica tela che realizzerà in tutta la guerra, spedita a Roosevelt in ricordo della scappata. L’opera riemergerà decenni più tardi per diventare uno dei quadri di Churchill più cari mai aggiudicati. Il Marocco trova lì la sua oleografia del sigaro: un uomo di Stato, un panorama, un avana; e il bar che oggi porta il suo nome a La Mamounia alimenta piamente la leggenda, humidor alla mano.

1956-2011: la Régie, lo Stato, poi la pagina che si volta

All’indipendenza il Marocco riprende lo strumento concessionario: la Régie des tabacs, l’ente statale del tabacco, diventa un affare nazionale, monopolio di Stato sull’importazione, la fabbricazione e la distribuzione; il sigaro vi vive come un reparto marginale di un impero della sigaretta.

La pagina si volta in tre date. Il 2 giugno 2003 lo Stato cede l’80 % della Régie al gruppo franco-spagnolo Altadis, per 14,08 miliardi di dirham, una delle più grandi privatizzazioni marocchine, con il saldo che segue poco dopo. Nel 2008 Altadis passa sotto la bandiera della britannica Imperial, che con la stessa operazione eredita il mercato marocchino. Infine, dopo un’ultima proroga di tre anni del monopolio, la concorrenza si apre il 1° gennaio 2011: regime di autorizzazione, ingresso dei produttori mondiali di sigarette, e l’erede della Régie (l’attuale Société marocaine des tabacs) che conserva un ruolo centrale nella distribuzione delle grandi marche, avana in testa. Un secolo quasi giorno per giorno dopo l’aggiudicazione del 1910, il monopolio si spegne. Ma i suoi riflessi, prezzi amministrati e circuito chiuso, gli sopravvivono fino a oggi.

Dal 2011 a oggi: la rinascita dell’appassionato

Il decennio che segue la liberalizzazione è, paradossalmente, quello in cui il sigaro marocchino esce dalla nicchia. La prima boutique La Casa del Habano apre a Rabat nel luglio 2011; Marrakech segue nel 2018, Casablanca nel 2019 con il suo club-sala fumatori di Bourgogne. I grandi alberghi rivendicano i loro salotti, dal Bar à Cigares del Royal Mansour al Churchill de La Mamounia, e Tangeri ritrova una lounge per avana in un palazzo restaurato. Una generazione di aficionados marocchini si organizza, si ritrova, impara il vocabolario e i rituali.

Il decennio ha anche la sua prova: la riforma fiscale del 2023, che fa quasi quadruplicare gli avana di prestigio, spinge una parte del consumo verso il mercato grigio e ricorda che la storia del sigaro marocchino resta, prima di tutto, una storia fiscale. Gli appassionati, loro, non sono mai stati così numerosi; la stampa economica lo constata nel momento stesso in cui documenta il crollo delle vendite ufficiali: il paradosso del 1910 continua a produrre i suoi effetti.

E la storia chiude elegantemente il cerchio: una manifattura di Casablanca coltiva e arrotola ormai a mano puros 100 % marocchini, prima fabbrica del genere in Africa. Un secolo dopo che Algeciras ha fatto del tabacco marocchino un affare di concessioni straniere, il paese arrotola le proprie vitole.

Che cosa dice questa storia all’appassionato di oggi

Tre eredità attraversano il tempo. Il monopolio, innanzitutto: prezzi amministrati, distribuzione chiusa; capire il mercato marocchino di oggi vuol dire capire che discende in linea diretta dal 1910. La scenografia, poi: i grandi alberghi che hanno fatto il sigaro marocchino degli anni Trenta sono, quasi identici, quelli in cui lo si fuma meglio nel 2026. La trasmissione, infine: da un Primo ministro in villeggiatura ai club di aficionados di Casablanca, il sigaro in Marocco è sempre stato un affare di iniziati che accolgono. È esattamente lo spirito con cui CIGARA scrive queste guide.

Domande frequenti

Da quando si fuma il sigaro in Marocco?
Il tabacco circola in Marocco da secoli (soprattutto fiutato o fumato con la pipa tradizionale, il sebsi), ma il sigaro come lo intendiamo arriva con il commercio europeo del XIX secolo, poi si insedia davvero sotto il protettorato, nei grandi alberghi, nei casinò e nei circoli d’affari degli anni 1920-1930. La Mamounia, aperta nel 1923, ne diventa la scenografia emblematica.
Qual è il legame tra Winston Churchill e Marrakech?
Churchill sverna a Marrakech fin dal 1935, dipinge la città in molte occasioni e alloggia a La Mamounia, che teneva tra i suoi indirizzi preferiti al mondo. Nel gennaio 1943, dopo la conferenza di Anfa, convince Roosevelt a fare la deviazione: è lì che dipinge la Koutoubia, la sua unica tela di tutta la guerra, donata al presidente americano. Il bar per sigari de La Mamounia porta oggi il suo nome.
Chi deteneva il monopolio del tabacco in Marocco?
Una società concessionaria internazionale a partire dal 1910, sotto il regime uscito dall’Atto di Algeciras; lo Stato marocchino riprende la Régie des tabacs dopo l’indipendenza; poi il gruppo franco-spagnolo Altadis l’acquisisce nel 2003 (80 % per 14,08 miliardi di dirham), prima che il mercato sia aperto alla concorrenza il 1° gennaio 2011. L’erede della Régie è l’attuale Société marocaine des tabacs.
Il Marocco fabbrica i propri sigari?
Sì, ed è il capitolo più recente di questa storia: una manifattura di Casablanca coltiva e arrotola a mano puros 100 % marocchini, in quella che presenta come la prima fabbrica di sigari d’Africa. Una curiosità per l’appassionato, e una strizzata d’occhio della storia: un secolo dopo Algeciras, il Marocco non si accontenta più di importare il sigaro, lo produce.

Apertura prossima

CIGARA apre presto la sua boutique in Marocco

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